Viageatruà


spettacolo tra buio e luce in 41 cartelli

Isacco deve morire. Ma suo padre, Abramo, non è capace di ucciderlo. Per questo motivo Abramo perde la stima di suo figlio e quella di dio. Per questo motivo lo stesso pugnale che non offese il figlio perisce il padre.Bavalacchio si droga. Cucurullo no. Killer di professione, non riesce a uccidere un infante a causa della discendenza da Abramo. Ma la caina stirpe di Isacco lo costringe a uccidere il suo tossico amico. Scannapieco, amico frustrato, guarda impotente la sua vita sfaldarsi a causa di Pancrazio, divinità assente.
Don Agiorre Giona, curato nella parrocchia, malato di cuore, assolve il crimine di Cucurullo condannando sè stesso per bigamia e per offesa alla religione di stato. Puntellata da mute didascalie e illustri personaggi uguali che d'intrasatto scoprono la luna, l'epopea finisce celebrando, nella Chançon de Pancrace, le gesta dell'eroica stirpe che partorisce mostri.

 
Lo spettacolo è costruito come film.  Film diversi che tramite uno sconsiderato montaggio si intrecciano. Continui stacchi in nero, didascalie da cinema muto e lunghe dissolvenze puntellano lo svolgimento delle vicende e creano sbalzi visivi a tinte forti.
Repentine alternanze tra personaggi, innesti di scene  “altre”, variazioni sulla stessa immagine, ripetizioni e correzioni continue lo rendono un thriller mozzafiato di chiaro stampo grottesco con un occhio di riguardo al gore.
Virtuoso come il peggiore dei film italiani di serie B.
Più che personaggi si può parlare di presenze che s'incarnano in corpi diversi. Le figure sono deformi come i loro nomi e vivono in scena senza motivo, appiccicate in contesti grotteschi da un perverso montatore bizzarro.
Punteggiano tutto lo spettacolo apparizioni spettrali di personaggi celebri d'indiscusso valore. Colti nel frugale vivere quotidiano, d'improvviso abbagliati dal candore lunare, scoprono il satellite. Da quel momento in poi tutto muta.
 

di e con Luca Ruocco, Ivan Talarico e Lorenzo Vecchio

 

durata 1h 10m

debutto Gran Teatro Ignazio Abbatepaolo, Roma 6 aprile 2005

© DoppioSenso Unico 2005

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